Il miele d’acacia si profuma in barrique

APICOLTURA

Il neolaureato, Giorgio Poeta, scommette sulle api.


Carlo Scheggia, Terra e Vita
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Un miele unico al mondo, un’idea originale. Dopo quattro anni di lavoro e decine di tentativi per arrivare a un prodotto di qualità arriva sulle tavole il miele d’acacia in barrique. Dietro a questo progetto, made in Fabriano (An) a ridosso dell’appennino marchigiano, c’è un giovane imprenditore agricolo: Giorgio Poeta, ventottenne, fresco laureato alla Facoltà di Agraria all’Università di Ancona.

«Da otto anni lavoro con le api – afferma il ragazzo – e ho cercato sempre di portare delle novità al settore. Una serata di cinque anni fa in compagnia di amici ho pensato all’uso delle barrique nel processo produttivo, come per il vino. Ho iniziato da zero, senza nessun testo o suggerimento da cui prendere spunto. Così mi sono informato sulla lavorazione del vino e ho cominciato a sperimentare, partendo da una botte piccola, da 25 litri, utilizzata per l’aceto balsamico. La scaldavo, la trattavo, ma niente il prodotto era scadente. Quanto miele buttato!».

Con il tempo, la tecnica e l’esperienza il prodotto migliorava di qualità. «Al quarto anno – prosegue Poeta – sono arrivato a ottenere un buon miele. Ho capito che l’umidità e la temperatura erano fattori essenziali e che la botte non doveva essere piena. In questo modo con nove mesi di invecchiamento e un passaggio su quattro contenitori differenti sono arrivato alla prima produzione di miele in barrique».

La lavorazione

Il miele d’acacia in barrique ha una lavorazione piuttosto lunga e costosa. Prodotto nel mese di maggio, viene invecchiato in quattro botti di rovere francese che precedentemente hanno ospitato vino di uva Montepulciano e Sangiovese. «Vino biologico, mi raccomando – afferma Poeta – perché altrimenti rimane la solforosa della bevanda. Il lavoro è certosino e nel tempo ho messo a regime un iter preciso: il legno traspira ed è necessario bagnare le botti quotidianamente, l’umidità del miele deve essere intorno al 16%, mentre la temperatura deve aggirarsi tra i 15 e i 18 gradi. In questo modo l’idrossimetilfurfurale (HMF) non cambia e riesco a ottenere un ottimo prodotto: il miele è liquido, di colore rosso rubino e ha un odore acre e pungente che rievoca il vino cotto. Al palato, il sapore dato dal connubio dell’uva fermentata con i tannini del legno e dai lavaggi particolari della barrique dà un retrogusto dolce». Il miele trova il suo partner ideale nei formaggi, come la ricotta fresca di pecora, ma anche la carne o il pesce.

Rimane una criticità: la botte, dopo 3 cicli di miele versato, è praticamente da sostituire. «Sto lavorando anche su questo fronte, il massimo sarebbe riuscire a utilizzare le vecchie barrique per produrre un distillato ed evitare così di buttarle». Il costo del miele risente della lunga preparazione: 36 €/kg, più del doppio del miele d’acacia.

La produzione

La storia di Giorgio Poeta è originale. Come premio per la maturità ottenuta alle scuole superiori, il padre gli ha regalato due arnie con due famiglie di api. Nulla di straordinario se non fosse che il ragazzo è allergico a questo invertebrato. «Sono cresciuto in un’azienda agricola e io stesso ho avviato una mia attività: per quanto possa sembrare assurdo, le api sono la mia passione e il lavoro mi ha già dato soddisfazione con il premio che ho ricevuto nel giugno scorso per le nuove idee imprenditoriali giovanili».

La sua scommessa è partita con il miele di Stachys, caratterizzato da una produzione limitata da alcuni aspetti come la territorialità e la periodicità dei cicli agricoli. Viene ricavato dalla lavorazione delle api del nettare di Stachys officinalis, detta Betonica, della famiglia delle Liliacee che cresce, in regime biologico, dopo la trebbiatura delle graminacee e ha un grande potere nettarifero.

Le prime raccolte sono state molto positive e hanno permesso all’azienda di crescere senza pressioni di mercato. Nel 2010, poi, Poeta è diventato fornitore di miele di Stachys per i cesti natalizi della Veneto Banca Holding e da questa fornitura è arrivata una grande visibilità, in Italia e in alcuni paesi esteri. Contemporaneamente a questa attività si è affinata quella relativa al miele d’acacia in barrique. La produzione totale nel 2011, con 80 arnie, è stata di 30 quintali di miele, tra acacia, Stachys, girasole, melata e millefiori. Quella in barrique è limitata a circa 880 kg e ha permesso di immettere nel mercato 3.500 vasetti da 250 grammi.

Tutta la lavorazione viene fatta di persona da Poeta: la cura delle arnie, le riparazioni, la raccolta miele, il controllo impurità del prodotto, il confezionamento, comprese le etichette (che rivelano una sensibilità spiccata alla comunicazione e al marketing) da attaccare ai vasetti da vendere.

Per il 2012 l’obiettivo è raddoppiare i numeri. L’anno non è iniziato bene se si pensa che le forti nevicate di febbraio hanno distrutto quaranta arnie uccidendo numerose api, ma Poeta ha guardato avanti e ha continuato a investire. Ha acquistato cento nuove casette e sta raddoppiando la superficie del laboratorio. «Quest’anno ho chiuso il fatturato a 40mila euro, rispetto ai 25.000 del 2010 un buon salto in avanti. Nel 2012 punto agli 80mila, da reinvestire perché le banche non ci aiutano in questo momento di scarsa liquidità e io ho molti progetti in cantiere, tra cui piantare la lavanda per iniziare a produrre nuove qualità di miele e oli essenziali».

L’azienda

Poeta non si ferma al miele, sebbene sia per lui l’attività più rilevante. L’azienda agricola familiare conta anche 40 ha, seminati a cereali, e 4 di macchia. «L’attività agricola classica da sola non si regge – dice il giovane imprenditore –. Oggi arrivo a una produzione di circa 40 q/ha di ce-reali, che sul mercato stanno a 23-24 €/q. Se pensiamo che il gasolio è arrivato a costare quasi un euro, i conti non tornano. Ecco perché è importante diversificare la propria attività. Ora vorrei perfezionare la qualità dell’idromele che sto producendo e iniziare a vendere anche questa bevanda alcolica composta da acqua, miele d’Acacia, Stachys e girasole».

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