Come far decollare il “sodo”

La Regione Emilia-Romagna punta sull’agricoltura conservativa ma gli agricoltori hanno snobbato il bando. Il rappresentante dei contoterzisti Roberto Guidotti fa l’elenco delle criticità che a suo parere hanno determinato le poche richieste di contributi e lancia qualche proposta per correggere il tiro nei prossimi anni

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I nuovi bandi per favorire l’agricoltura conservativa della Regione Emilia-Romagna saranno pubblicati tra circa un anno, ma dato che quello dell’anno scorso relativo all’operazione 10.1.4 ha avuto un’adesione scarsa, con meno di mille ettari coinvolti in tutta la regione e 224mila euro assegnati sui 600mila disponibili, ci si interroga su come fare per rendere questi bandi più appetibili per le aziende, magari apportando qualche aggiustamento agli impegni richiesti.

Troppe criticità
«Per fare agricoltura conservativa servono risorse economiche per acquistare macchine adatte e specifiche competenze tecniche che spesso gli agricoltori non hanno, perciò le adesioni al bando regionale per la misura 10.4.1 sono state poche». Così Roberto Guidotti del Cai (Coordinamento agromeccanici italiani) commenta lo scarso successo dello scorso anno e si dice poco fiducioso anche per il futuro, pur senza rinunciare a mettere sul tavolo qualche proposta.
C’è da dire che il terreno prevalentemente argilloso dell’Emilia-Romagna è quello che meno si presta alla lavorazione su sodo «per farla in modo serio bisogna impostare tutto il lavoro aziendale su quello – sottolinea Guidotti – ad esempio non si può Come andare in campo nemmeno con un piccolo trattore».
Un’altra particolarità che allontana le aziende da questo tipo di sostegno è la precedenza data nelle graduatorie ai terreni collinari e più in generale a quelli soggetti a erosione: «Ma in collina ci sono prevalentemente aziende biologiche – fa notare il rappresentante dei contoterzisti – e il biologico mal si abbina con la semina su sodo».
Tra gli impegni chiesti dal bando dello scorso anno agli agricoltori c’è quello di mantenere i residui colturali in campo, senza asportazione o interramento. Secondo Guidotti anche questo è un aspetto critico perché gli agricoltori tendono a voler fare reddito anche con gli scarti. Inoltre, le aziende agricole non vogliono impegnarsi per cinque o sei anni con i vincoli dell’agricoltura conservativa come invece è richiesto per accedere ai finanziamenti.

La burocseminatrice_su sodorazia non aiuta
«Una soluzione sarebbe quella di finanziare direttamente i contoterzisti – spiega Guidotti – ma questo non è permesso dalle regole Ue se non a patto di profonde e complicate modifiche alle regole sui finanziamenti. Allora si potrebbero dare i fondi agli agricoltori, ma a patto che facciano eseguire le lavorazioni in campo da un elenco di contoterzisti certificati, in possesso delle attrezzature necessarie, ma le associazioni agricole sono restie a finanziare i terzisti».
La possibilità di eseguire lo strip tillage per le colture a file come mais o soia non favorisce l’adesione ai progetti perché i costi sono più o meno simili a quelli del sodo: «Anzi – precisa Guidotti – la macchina per eseguire lo strip till è ancora più costosa di quella necessaria per la semina su sodo».
Di fatto, però, sul territorio regionale l’agricoltura conservativa è molto più praticata di quanto dicano i numeri degli ettari finanziati dai bandi, ma gli agricoltori scelgono liberamente come e quando farla, senza le prescrizioni imposte per l’accesso ai fondi.

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